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	<title>Beuysboys &#187; CDome</title>
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		<title>camminare / to walk</title>
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		<pubDate>Sun, 07 May 2006 16:03:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[arredo urbano]]></category>
		<category><![CDATA[CDome]]></category>
		<category><![CDATA[contro la linea retta]]></category>
		<category><![CDATA[massimo cartaginese]]></category>
		<category><![CDATA[silvia paoletti]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img title="psycogeography urban furnishing geografia psicologica arredo urbano beuysboys" src="http://beuysboys.bitlosophy.org/wp-content/cartolina_giorno_1.jpg" border="0" alt="psycogeography urban furnishing geografia psicologica arredo urbano beuysboys" hspace="5" vspace="0" width="400" height="302" /></p>
<p class="MsoNormal">Camminare è forse il miglior modo per sperimentare la propria relazione con l&#8217;ambiente circostante. Ma come rendere “il camminare” qualcosa di creativo, senza subirne passivamente l’azione, liberandosi dalla consuetudine degli stessi percorsi sperimentati migliaia di volte? In altre parole, è possibile intervenire “artisticamente” nello spazio, in particolare quello urbano, articolandolo con il semplice atto del camminare e superare la condizione dello spettatore? Ciascuno di noi ha sperimentato gli effetti che le diverse ambientazioni spaziali hanno sulle nostre emozioni e sui nostri (conseguenti) comportamenti. Questo è lo specifico della <a href="http://www.teknemedia.net/magazine/plaid/dettail.html?mId=587" target="_self">geografia psicologica</a>, una disciplina le cui origini datano alla Internazionale Situazionista del 1957. Credo che sia possibile ribaltare il rapporto e cioè: dato lo stesso consolidato ambito spaziale, riuscire a cambiarne la percezione attraverso il nostro corporeo movimento. Percorrere quello spazio inseguendo un disegno invisibile, estemporaneo, non meditato; oppure attraversarlo seguendo un disegno visibile e progettato secondo regole non convenzionali, non-utilitaristiche, giocosamente  polemiche&#8230;Provengo da una cultura di progetto. Giocoforza, è stata la seconda ipotesi a prevalere, quella raziocinante e meditata. Così ho iniziato a disegnare tracciati mistilinei, pieni di andate e ritorni, lunghi da percorrere e capaci di creare “imprevisti” prospettici. Li ho abbozzati in scala sulle planimetrie, modellando la forma agli spazi reali che avrebbero attraversato, naturali o costruiti. Ho calcolato angoli, raggi di curvatura e passi di spirale; ho immaginato l’effetto che avrebbero prodotto percorrendoli, in termini di percezione spaziale e temporale…Ed essendo innanzitutto tracciati mentali, è risultato difficile dare loro un “corpo”. La scia di una barca che si fa e si disfà continuamente seguendo un percorso in mare aperto è stato un tentativo riuscito. Ma la qualità del procedere in mare non può essere declinata: diversa è la condizione del camminare nel contesto urbano. In queste circostanze ho immaginato più prosaicamente  un percorso costruito da punti luminosi, luci di via nell’ambito di un più vasto intervento di <a href="http://beuysboys.bitlosophy.org/luci-di-via/" target="_self">arredo urbano</a>.</p>
<p><span style="color: #330000;"><span style="color: #330000;">To walk is probably the best way to test our relationships with the environment. The question is how to transform the act of walking into a creative process, setting us free from the habit of doing the same repetitive journeys. In other worlds, can we intervene “artistically” in a (urban) environment by the simple act of walking? Can we alter our consolidated perceptions of the place we live in, simply changing the way of going across it? Everybody has experienced the effects that different settings might cause in our feelings and behaviours. This issue ha been carefully considered by psycogeography, a discipline that dates back to the <a href="http://flag.blackened.net/liberty/situationist.html" target="_self">Situationist </a>International (1957). Presently, I wonder how to upturn this axiom, that is trying to change the perception of the same location we happen to live in. There basically two options: walking along extemporaneous, unmeditated and invisible paths; walking along unconventional, playful and polemics &#8211; but carefully planned &#8211; courses.<br />
As an architect, I have a strong “planning” attitude towards artistic process. So I started with drawing on a map long and broken-line tracings, keeping in mind the real spaces they were planned for. I computed angles and bending radii and spiral pitches; I valued the effect they might generate in terms of perception of that particular environment. I valued their length in terms of time.It is always difficult for me to find out the best way to turn up these tracings, which are basically cerebral, into real tracks. Conceptually the best result I attained till now has been the navigation of a sea course. The wake of the boat is totally temporary and very immaterial, thus very appropriate. Yet this arrangment can&#8217;t be used in an urban setting, so I though about an outdoor tracing made by spot-lights, a kind of lighted path within a larger <a href="http://beuysboys.bitlosophy.org/luci-di-via/">urban furnishing</a> concept.</span></span></p>
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		<title>cd.dome</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2005 17:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[CDome]]></category>
		<category><![CDATA[limitrofa]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[passeggiata effimera]]></category>
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		<description><![CDATA[Cd.dome è un’architettura, più precisamente una cupola, costruita mettendo insieme un migliaio di CD usati e recuperati dal macero. L’installazione è stata concepita tenendo ben presente il luogo che l’avrebbe accolta e cioè il sito archeologico romano di Montegrotto Terme. Il tentativo è stato quello di mettere a confronto (a contrasto) 2 tipologie dioggetti diversissimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-848" title="pagdome" src="http://beuysboys.bitlosophy.org/wp-content/uploads/2005/12/pagdome.jpg" alt="" width="400" height="133" /></p>
<p><strong>Cd.dome</strong> è un’architettura, più precisamente una cupola, costruita mettendo insieme un migliaio di CD usati e recuperati dal macero. L’installazione è stata concepita tenendo ben presente il luogo che l’avrebbe accolta e cioè il sito archeologico romano di Montegrotto Terme. Il tentativo è stato quello di mettere a confronto (a contrasto) 2 tipologie dioggetti diversissimi tra loro ma con la caratteristica comune di essere<em> contenitori di memoria</em>. I CD della cupola sono ruderi di plastica prodotti dall’ ideologia dell’usa e getta e ben si prestano al confronto con i ruderi di pietra per la loro strutturale capacità di memorizzare dati. L’eterodossia del paragone appare del tutto evidente nel contrasto visivo tra l’ antica opacità delle rovine romane e la lucentezza contemporanea della cupola.<br />
L’installazione è stata realizzata nell’ambito della rassegna “<em>Passeggiata Effimera”</em> a cura di Adolfina de Stefani, giugno 2005.</p>
<p><em>Cd recuperati e assemblati</em> dimensioni: <em>diametro di base cm 200</em></p>
<p><span style="color: #330000;"><strong>Cd.dome </strong>is an architecture made by thousand CDs found in the garbage and thus recycled. The installation has been created with relation to the archaeological area of Montegrotto Terme. CDs are unique objects because of their storing data capability. They are -at the same time- products of the dominating “throw away” ideology.<br />
When I assembled the CD dome, my effort was to compare the ancient roman ruins to the contemporary plastic rests; they both are “repositories of memory” and they both give evidence to an ideology. This heterodox similarity is strongly enhanced by the visual contrast between the shining dome and the ancient opacity of roman vestiges…<br />
The installation has been made at <em>“Passeggiata Effimera”</em> (ephemeral walk) art exhibit, curatorAdolfina de Stefani, june 2005.</span></p>
<p><span style="color: #330000;"><em>assembled CDs </em>dimensions: <em>base diameter cm.200</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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