camminare / to walk

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Camminare è forse il miglior modo per sperimentare la propria relazione con l’ambiente circostante. Ma come rendere “il camminare” qualcosa di creativo, senza subirne passivamente l’azione, liberandosi dalla consuetudine degli stessi percorsi sperimentati migliaia di volte? In altre parole, è possibile intervenire “artisticamente” nello spazio, in particolare quello urbano, articolandolo con il semplice atto del camminare e superando la condizione dello spettatore? Ciascuno di noi ha sperimentato gli effetti che le diverse ambientazioni spaziali hanno sulle nostre emozioni e sui nostri (conseguenti) comportamenti. Questo è lo specifico della geografia psicologica, una disciplina le cui origini datano alla Internazionale Situazionista del 1957. Mi chiedo se sia possibile ribaltare il rapporto e cioè: dato lo stesso consolidato ambito spaziale, provare a cambiarne la percezione attraverso il nostro corporeo movimento: percorrere quello spazio inseguendo un disegno invisibile, estemporaneo, non meditato; oppure attraversarlo seguendo un disegno visibile e progettato secondo regole non convenzionali, non-utilitaristiche, giocose e polemiche…
Provengo da una cultura di progetto. Giocoforza, è stata la seconda ipotesi a prevalere, quella raziocinante e meditata. Così ho iniziato a disegnare tracciati mistilinei, pieni di andate e ritorni, lunghi da percorrere e capaci di creare “imprevisti” prospettici. Li ho abbozzati in scala sulle planimetrie, modellando la forma agli spazi reali che avrebbero attraversato, naturali o costruiti. Ho calcolato angoli, raggi di curvatura e passi di spirale; ho immaginato l’effetto che avrebbero prodotto percorrendoli, in termini di percezione spaziale e temporale…Ed essendo innanzitutto tracciati mentali, mi risulta difficile dare loro un “corpo”. Il tentativo concettualmente più riuscito, è stato quello di navigarli in mare. La scia di una barca si fa e si disfà continuamente e per documentarne il temporaneo e rapido passaggio, sono ricorso alla registrazione satellitare del tracciato. Tutto molto immateriale, dunque consono. In altre circostanze ho pensato ad un percorso costruito per punti di luce, luci di via nell’ambito di un più vasto intervento di arredo urbano.

To walk is probably the best way to test our relationships with the environment. The question is how to transform the act of walking into a creative process, setting us free from the habit of the same repetitive journeys. In other worlds, can we intervene “artistically” in a (urban) environment by the simple act of walking? Can we alter our consolidated perceptions of the place we live in, simply changing the way of going across it? Everybody has experienced the effects that different settings might cause in our feelings and behaviours. This issue ha been carefully considered by psycogeography, a discipline that dates back to the Situationist International (1957). Presently, I wonder how to upturn this axiom, that is trying to change the perception of the same location we happen to live in. There basically two options: walking along extemporaneous, unmeditated and invisible paths; walking along unconventional, playful and polemics - but carefully planned - courses.
As an architect, I have a strong “planning” attitude towards artistic process. So I started with drawing on a map long and broken-line tracings, keeping in mind the real spaces they were planned for. I computed angles and bending radii and spiral pitches; I valued the effect they might generate in terms of perception of that particular environment. I valued their length in terms of time.It is always difficult for me to find out the best way to turn up these tracings, which are basically cerebral, into real tracks. Conceptually, the best result I attained till now, has been the navigation of a sea course. The wake of the boat is totally temporary and the whole course has been recorded by the satellite surveying system. This was very immaterial, thus very appropriate. I have also experienced outdoor tracing made by spot-lights, a kind of lighted path within a larger urban furnishing concept.

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