lapidario / lapidary

video still (Massimo Cartaginese, 2012) leggi / read

video still (Massimo Cartaginese, 2012) leggi / read
I
Sparse nella città, lapidi commemorative di ogni epoca e dimensione, appaiono come didascalie di pietra, messe a commento. Immerse nel campo ottico del paesaggio urbano, esse segnalano (ma non mettono in discussione) la separatezza che esiste tra il dominio del visuale e quello dello specifico-simbolico. La parola scritta delle epigrafi è un messaggio integrato con le possibilità del paesaggio retinico. Per questo motivo, epigrafi e lapidi sono dispositivi di comunicazione di massa: la loro funzione precipua è cristallizzare per sempre lo specifico qui e ora (hinc et nunc per quelle più antiche) che, caso per caso, commemorano. Forse catalogabili tra le eterotopie Foucaltiane di quarto tipo, quelle connesse al tempo, come i musei, (1) anche le lapidi sospendono il tempo dell’avvenimento che celebrano, nel Tempo: solide lastre di pietra, sulle quali una quantità di segni significanti (i caratteri dell’alfabeto), è organizza in poche e significative parole incolonnate in rigorosa simmetria assiale. Una regola che non ammette variazioni.
II
” Il linguaggio ha ormai come natura prima la qualità di essere scriitto. I suoni della voce non ne formano che la traduzione transitoria e precaria…Quanto alla scrittura essa è il “principio maschile” del linguaggio. Essa sola detiene la verità. Questo primato dello scritto spiega la presenza di due forme che sono indissociabili[....] Si tratta anzitutto dell’ indistinzione tra ciò che è veduto e ciò che è letto, tra l’osservato e il riferito.” [....] ” il linguaggio spezza la sua crudele parentela con le cose, per entrare in quella della sovranità solitaria, da cui riapparirà dopo che è diventato letteratura.” (2).
III
E’ possibile considerare propriamente letterari i concisi e solenni messaggi impressi su lastre di pietra? Di fatto -scritti da mani ignote o note (e invariabilmente incisi da mani sconosciute)- essi affascinano chi legge. Il loro valore comunicativo (lapidario) è fuori discussione: risiede esattamente nella peculiare capacità di isolare l’avvenimento descritto e di farlo apparire come sospeso in un tempo perenne, paradossale e indipendente dalla cronologia ufficiale che pure lo registra. Il valore della parola scritta, quel suo essere significante in sé, qui si manifesta con chiarezza: la solidità del materiale ne rafforza la portata: l’autonomia della parola aspira all’eternità.
IV
Ma questa pretesa d’eternità rimane tale. Agli avvenimenti notevoli così significativamente registrati, ne seguono altri, affatto notevoli; come quelli -inevitabili- che regolano l’ordinaria metamorfosi della città, il suo crescere a strati. Risultato: le lapidi, oggetti “minori” d’arredo urbano, scompaiono alla vista, spesso risucchiate, nascoste, inglobate, rimosse. La memoria storica affidata al “perpetuo lapideo”, entra nell’oblio suo malgrado.
V
Oppure è l’abitudine a renderle invisibili. ” L’uomo che vive al mare non ode più il rumore delle onde” scriveva Victor Sklovskij nel lontano 1923 (3). Cioè non si ode (o si vede) quello che è già conosciuto. L’arte è in grado di far ri-conoscere. Si tratta di porre le epigrafi di nuovo in evidenza, spostandole. Fuori dal quotidiano, lo “scarto” dell’arte rispetto il reale crea straniamento: l’oggetto torna a significare, recupera la purezza della sua comunicazione.

La videoinstallazione C/o: Mars’ tin seas image -presentata lo scorso gennaio alla galleria SudLab di Napoli nell’ambito della rassegna Mediamorfosi - è stata recentemente inserita nella programmazione di Videodromo, rassegna di video arte contemporanea curata da Gabriele Tinti per MAC. Il lavoro, il cui titolo altro non è che l’anagramma del nome dell’autore -Massimo Cartaginese- indaga la possibilità, se esiste, di esprimere la persona e la sua identità come rappresentazione geo-grafica. La metamorfosi è affidata a due video animazioni che portano alla scomparsa dei tratti somatici con una lenta serie di passaggi dinamici, trasformandoli infine in un ambiguo paradigma cartografico in bilico tra individuo e mondo.
C/o: Mars’ tin Seas image, a video installation conceived for Mediamorfosi art-review and presented at the gallery SudLab in Naples last January, was recently included in Videodromo , a contemporary video-art exhibition curated by Gabriele Tinti for MAC. The work, whose title is merely an anagram of the author name -Massimo Cartaginese- investigates the possibility, if any, to express the human being and its identity as a geographical representation. This transformation is performed by two video animations which transform the author somatic traits, trough a slow dynamic progression, into an ambiguous cartographic paradigm, something in between the individual and cosmical representation.

1
L’identità nominale rappresenta la nostra individualità fisica. L’univocità di questa funzione appare perentoria: pensarci nel contesto sociale separati dal nome che ci identifica (al di fuori di esso), risulta difficile se non impossibile. Talvolta un nome è plurivoco: parafrasando la definizione del termine utilizzata in matematica (la proprietà di assumere più valori per uno stesso valore della variabile indipendente) potremmo dire che un nome possiede la proprietà di assumere più significati, per quello dato alla variabile indipendente (appunto il “rappresentare” la persona). Perché questi significati emergano, è necessario che intervengano il linguaggio e le sue invenzioni. C’è una anagramma, tra gli altri possibili, che scardina il mio nome-cognome e lo dota di un significato particolare.
Massimo Cartaginese = C/o:Mars’ tin seas image
La particolarità è quella di non evocare un paesaggio fantastico ma -in maniera davvero pertinente- la sua rappresentazione: immagine dei mari di stagno su Marte.
Tra le discipline coinvolte nello studio del paesaggio la geografia umanistica privilegia la categoria concettuale dell’identità: se l’interpretazione dei rapporto tra individuo e mondo avviene in termini qualitativi -come relazione ampia tra fenomeni naturali e vita- ne discende che le sole “terrae incognitae” da esplorare sono i territori della soggettività. Il paesaggio si allarga verso possibilità infinite, non corrisponde più e soltanto con il territorio materiale, ma diviene (soprattutto) prodotto culturale, frutto della percezione di chi lo abita, di chi lo trasforma in linguaggio attraverso la sua raffigurazione. Ha scritto Borges ne L’artefice : “Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli, di persone. poco prima di morire scopre che quel paziente labirinto di linee è l’immagine del suo volto.”
3
Raffigurarmi come un territorio. Nei grovigli di linee formati dalla ripetizione del tracciato del mio viso, cerco l’origine di una cartografia dell’identità. Le mappe che ottengo non rafforzano il mio tratto identitario. Ne stabiliscono invece la perdita e la metamorfosi in paradigmi imprevisti, in ambigue rappresentazioni di un’estensione variabile tra individuo e mondo, tra somatico e geografico.

Mirror è il nome utilizzato su Internet per indicare un sito copia di un altro. Il sistema è uno di quelli escogitati per aggirare i posti di blocco che nella rete vengono istituiti dai governi (dal potere in genere), con lo scopo di oscurare contenuti e informazioni compromettenti. L’esempio più noto è quello di Wikileaks. Il gruppo di Assange, scaricato dalla società che gestiva il dominio wikileaks.org e reso improvvisamente non visibile, è oggi ben presente sulla rete grazie ad una campagna che invita gli utenti a fare copie del sito originario, i cosiddetti mirrors. Il lavoro che Voyagerlab ha ideato per l’evento XD01, parte da queste considerazioni e le sviluppa in forma di gioco partecipato. Un tabellone riproduce lo schema logico-concettuale dei mirrors virtuali ed indica le semplici regole del gioco. Sta al pubblico completare interamente (o parzialmente) il layout del tabellone, utilizzando gli adesivi copia dei contenuti iconografici prestampati e moltiplicandone il numero.
Mirror is the name used on the Internet stating a copy of another site. This system, among others, is devised to circumvent the network “roadblocks” which are established by governments ( by the power, at large) in order to stop contents and compromising information. The best known example is Wikileaks. The Assange’s group, abandoned by its provider managing the wikileaks.org domain, suddenly found itself not visible. Wikileaks is now present on the network thanks to a campaign that invites users to make copies of the original site, copies known as mirrors. The art work Voyagerlab has created for XD01 event, starts from these considerations and develops in the form of a shared game. The logical-conceptual pattern of the Internet mirrors is printed on a board togheter with the few and simple rules of the game. It will be up to the public to complete the layout entirely (or partially), using the copy-stickers of the iconographic content printed on the board, so multiplying their number.


Paesaggi interrotti, installazione di arte pubblica con 12 manifesti realizzata da Voyagerlab, ha inaugurato a Jesi lo scorso 13 agosto nell’ambito del festival “l’acqua, la memoria”. Il nostro punto di vista circa le trasformazioni ambientali, morfologiche e sociali che il territorio della Valle Esina ha subito negli ultimi 50 anni a causa dei processi di industrializzazione, è stato comunicato alla gente : tre grandi strutture sistemate in Piazza della Repubblica hanno fatto da supporto ai poster affissi in due tornate successive.
L’installazione, inaugurata lo scorso 13 agosto ha avuto termine il 1° settembre. Le foto documentano l’intervento. Altri contenuti su PAESAGGI INTERROTTI sono riportati nel post precedente.
Interrupted landscapes’ opening (an installation with 12 posters) was on august the 13th in Jesi (Italy) within the festival “l’acqua, la memoria“.
Our point of view on the Valle Esina’s altered environment- due to the constant industrial processes in the last 50 years- has been communicated publicly by means of 12 posters stuck up on three structures placed in Piazza della Repubblica.
The pictures depict the installation. More contents on INTERRUPTED LANDSCAPES are presented in the previous post.
PREMESSA
La struttura territoriale contemporanea è regolata da un ordine razionale la cui organizzazione non è accessibile a chi in pratica la vive. Pianificata a distanza da un occhio estraneo che la disegna seguendo un’idea (il progetto), mantiene chi la abita in uno stato di alienazione dai processi creativi, atrofizzandone la capacità di abitare. Il fenomeno di spaesamento è intrinseco alle modalità contemporanee e determina una condizione permanente di smarrimento urbano.
Se abitare significa stabilire una relazione con un orizzonte di riferimento, un territorio ridotto ai minimi termini da funzionalità economico-produttive ad alto impatto annulla la possibilità degli individui di relazionarsi al proprio ambiente.
Il fiume Esino non scampa a questo destino. Fermandosi a parlare con le persone più anziane che abitano lungo i suoi argini, si raccolgono sempre le stesse frasi: “…un tempo… diciamo fino a trent’anni fa… si portavano i bambini a giocare, a nuotare…”
La foce del fiume è ancora più pesantemente segnata, annullata da un intrico di zone industriali e reti infrastrutturali sempre distratte rispetto al valore nuturale e culturale dei luoghi. La presenza della raffineria Api sin dagli anni Cinquanta del Novecento è un segno impossibile da ignorare, e insieme allo scalo merci ferroviario contribuisce a rendere l’area una zona di confine, un territorio complesso e polimorfo, ma anche sfuggente e indistinto. (segue)
Massimo Cartaginese
“Ogni uomo prende i limiti del proprio campo visivo per i limiti del mondo.” (A. Schopenhauer)
Paesaggi interrotti può inserirsi concretamente nell’area ed agire da cassa di risonanza, con un’operazione mediatica in grado di stimolare le proiezioni immaginative degli abitanti sul proprio territorio.”
Rileggo questa frase concisa: a f f e r m a t i v a. Fa parte della presentazione al progetto – 2006.
I miei obiettivi sono ancora tutti lì, in quelle poche parole (segue)
Silvia Paoletti
“e gli uomini se ne vanno ad ammirare gli alti monti e i grandi flutti del mare e i larghi corsi dei fiumi e l’immensità dell’oceano e le rivoluzioni degli astri, ma trascurano sè stessi”
è sant’agostino a parlare, citato da petrarca che ritrovo nel libro “la lettera del ventoso” curato da michael jakob
continuo a pensare che per fortuna sono dotata della capacità di stupirmi ogni volta di fronte a paesaggi già noti (segue)
INTERRUPTED LANDSCAPES is a public art intervention that Voyagerlab (Massimo Cartaginese /Silvia Paoletti) planned in 2006 to bear Fiumesino-Villanova quarters committees mobilized against the neighbouring and dangerous API refinery presence.
Since long the refinery’s productive activity set at zero all specific environmental qualities of river Esino’mouth and interrupted inhabitants’ fecund reference with their territory.
From 1950 on, the refinery altered the naturalistic area into a bare peripheral, discontinuous and heterogeneous zone. The refinery has produced air and waters pollution, it has triggered dangerous accidents for the collectivity, during which three workers died.
INTERRUPTED LANDSCAPES can actually insert itself in the area and act as resonance for public opinion at large and for the involved quarters’ residents, in particular.
Set up a few specific themes (related to the API activity results) our intervention fulfils itself by a series of promotional posters placed along Falconara’s (and the neighbouring Councils) streets.
By the quick ways of the advertising communication, the posters reiterate concepts such as the capacity of dwell and the sense of territory. In each poster a significant image is linked with a local proverb, an ephemeral commonplace knowing useful to gather the people together, who recognize their membership to a specific community.
PAESAGGI INTERROTTI will be inaugurated within the artistic review “L’acqua e la memoria” (The water and the memory) next august 2009.

“Another Green World” (la suggestione delle strategie musicali di Brian Eno), rende possibile un racconto. Venti piccole immagini (concettualmente ex-voto) compongono un solo inventario, un compendio di ex-”mondi verdi”, appartati e minori. Compendio sghembo, obliquo e introverso, appeso ai fili del ricordo, evocato da una frase reiterata nel tempo…Tentativo remoto di raccontare habitat dei quali non resta granché. Ambientalismo di facciata, turismo di massa e personale disincanto, mettono da parte qualsiasi orizzonte consolatorio e verde. Instabilità, dentro e fuori…Al giorno d’oggi ogni narrazione sembra sempre più costretta a fare uso dei toni popolari dell’illustrazione…
Brian Eno’s “Another Green World” (his evocative music) made a narrative possible. My twenty drawings (conceptually ex-voto), otherwise detached, had been connected effectively by a phrase from an Eno’s songs.
I set up an odd catalogue, an oblique record on twenty minor ex- “green worlds” -evoked by a phrase retold from time to time: a remote effort of portraying these habitats.
Noteworthy not much remains. Mass tourism, greenwashing and personal disillusionment set apart every green and consolatory horizon. Unsteadiness inside out…Nowdays every successful narrative, more and more, looks like needing forcibly illustrations pop tones …

Il termine non-luogo è divenuto familiare tra coloro che a titolo diverso, indagano i fenomeni relativi alla trasformazione e crescita degli agglomerati urbani, città o megalopoli contemporanee. Coniata dall’antropologo francese Marc Augè, la definizione indica un oggetto o un ambito urbano d’uso pubblico e con funzioni circoscritte, privo per lo più di caratteri formali specifici e riconducibili al Genius Loci originario. Non-luogo sono tipicamente i grandi centri commerciali o le sale d’attesa d’aeroporti e stazioni, opere indistinguibili tra le mille del tutto simili incluse nel tessuto delle città contemporanee, a qualunque cultura o latitudine esse appartengano. In tal senso il non-luogo -prodotto specifico dell’era della Globalizzazione- ha origine nell’International-Style che ha partire da gli anni ’60 ha reso progressivamente uniforme il panorama architettonico mondiale. Come l’International-Style, anche l’architettura (propriamente: l’edilizia) del non-luogo trova significato nelle regole di un mercato invadente in grado di condizionare anche le regole della mobilità complessiva. I processi della pianificazione territoriale e urbanistica non possono sottrarsi a tutto ciò e generano con i grandi non-luogo, protagonisti incontrastati della scena urbana, anche piccoli spazi residuali, scorie di lavorazione, luoghi minori e “senza qualità”. Basta concedersi un po’ di turismo di quartiere per rilevare l’esistenza di decine di angoli di sosta, di passaggi, di zone di confine tra pubblico e privato che un osservatore sensibile ascrive facilmente alla categoria del non-luogo. Con la differenza che questi spazi senza qualità, proprio perché considerati marginali dal pianificatore, e quindi immeritevoli d’attenzione progettuale, fanno riemergere alcune peculiarità del Genius Loci originario. Per intenderci, un angolo attrezzato con due panchine ed una postazione telefonica è specificità urbana globalmente diffusa ma localmente sperimentata e sopra-vissuta: un esempio di quella nota distintiva def inita (con un termine alla moda) glocal.
Questo specifico dualismo è ciò che un progetto di Viaindustriae si propone di indagare. La breve serie fotografica che ho eseguito nell’area portuale di Ancona ha cercato di cogliere l’aspetto più intimo, il vissuto misteriosamente spettrale che queste piccole zone senza qualità suggeriscono, con lo scopo di ricavarne un cartolina per la città, un suo emblema popolare. Vale la pena ricordare come immagini antesignane le periferie di Sironi dei primi anni 20′, rappresentazioni di non-luogo che hanno precorso i tempi oltre ogni intenzione.
The term no-places has become familiar among them who for different reasons observe the phenomena of the rising and the transformation of contemporary cities and metropolitan areas. Formulated by French anthropologist Marc Augè, this designation describes an urban object / location of public utilization, usually lacking that definite quality that only comes with the original Genius Loci, or the site-specific character.
No-places are typically great shopping centres, airports and railway-stations: the sort of man made artefacts usually unremarkable, nevertheless the culture they belong to or their geographic location. In fact no-places are a definite making of the Globalization, whose architectural start could be credited to the International-Style. From the early ’60 the International-Style has been producing a standardized construction World-round, a kind of building which is basically ruled by the commanding market-laws.
Urban planning processes are not able to keep away from this situation; they create huge no-places playing a leading role in the metropolitan scene and small residual zones or negligible “no quality” sites. The occurrence of dozens of such residual and irrelevant sites, worthy the no-places category, is easily checked by everybody doing a bit of borough-tourism within the city boundaries. Noteworthy these sorts of accidental spaces, considered altogether unimportant by planners, are still able to carry on some of the peculiarities drawn from the original Genius Loci. Just consider a couple of benches and a telephone boot: a standard set to be found the world over, yet locally experienced and survived: an example of what nowadays is tagged as glocal (making use of a fashionable term).
This sort of duality is what Viaindustriae’s project look at. The pictures I took in Ancona’s harbour attempt to depict the inner and mysteriously ghostly features belonging to such residual, “no quality” spaces. The aim is to produce a postcard out of them, a pop symbol. It is worth mentioning Sironi’s suburbs dating back to the early 20’, as precursory images of the no-places, pictures which foresaw the future.
